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Rivoluzione o strumentalizzazione della disperazione?

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Sciopero Tir,
Sicilia stremata verso i blocchi ad oltranza

http://www.tg3.rai.it/dl/tg3/focus/articoli/ContentItem-ad4ccffa-9af3-47f1-98d3-6e86baa706b5.html

Continuano i blocchi a oltranza. Il governatore Lombardo lancia un Sos a Monti. Gli studenti si uniscono al movimento dei Forconi e bruciano la bandiera italiana. 160 camion fermi agli imbarcaderi di Villa San Giovanni

Alla mezzanotte di oggi i padroncini dell'Aias interromperanno la protesta iniziata domenica scorsa. Ma tutti gli altri autotrasportatori indipendenti, assieme ai produttori agricoli e ai pescatori delle marinerie, “continueranno la protesta a oltranza”, afferma il comitato 'Forza d'urto'. Un ennesimo colpo alle speranze dei siciliani, stremati da cinque giorni di proteste.

Numerosi gli arresti per furto di benzina, ad auto e barche, uno dei sintomi dell'esasperazione. Ad Agrigento le auto dei vigili urbani sono rimaste senza carburante. Da questa mattina i vertici del movimento sono riuniti in un’assemblea permanente e aperta a tutti nella zona industriale di Catania. La tensione resta alta. “I presidi non li togliamo e la protesta andrà avanti - spiega Mariano Ferro leader del Movimento dei forconi – perché attendiamo ancora risposte concrete. Questo popolo si è messo in cammino e non possiamo fermarlo senza una vera ragione. Ma - spiega - allargheremo le maglie dei presidi per permettere il rifornimento delle stazioni di servizio e la presenza di generi di prima necessità”.

Il governatore Raffaele Lombardo ha sentito il presidente del Consiglio Mario Monti. “Abbiamo discusso di quanto sta accadendo in Sicilia. Al più presto, già all'inizio della prossima settimana, ci incontreremo a Roma per affrontare i nodi di una vertenza delicata e complessa. Non condividiamo certo i metodi della protesta, ma dopo il colloquio con Monti sono convinto che riusciremo a sbloccare positivamente la situazione”.

Nel suo blog, Lombardo scrive che sta facendo tutto quello che può, ma che non ha “il potere di abbassare il prezzo della benzina o le tariffe autostradali o quelle delle assicurazioni. Se si vuole protestare bisogna farlo a Roma per far sentire lì il disagio e la protesta”. Secondo i dati dei manifestanti, sono 26 i blocchi stradali che interessano sette delle nove province, ognuno dei quali con un coordinatore.

Sono saliti a 160 i camion fermi in Calabria agli imbarcaderi di Villa San Giovanni impossibilitati a traghettare. Un presidio è in atto anche a Crotone.Gli autotrasportatori continuano a presidiare i caselli in entrata e uscita a Messina. Ai caselli di Tremestieri si trova la concentrazione maggiore di manifestanti, mentre il resto si trova sul versante opposto, alla barriera di Divieto a Villafranca Tirrena. Le forze dell'ordine continuano a scortare i trasporti essenziali, tra cui i carichi di ossigeno, destinati agli ospedali e alle cliniche private, che escono dallo stabilimento Air Liquide di Siracusa.

A Gela intanto l’emergenza rifiuti rimane molto grave. La spazzatura non viene raccolta da quattro giorni perchè gli auto-compattatori non riescono a raggiungere la discarica di contrada Timpazzo. Un vertice si è tenuto in prefettura sull'emergenza e un appello alla ragionevolezza è stato lanciato dal sindaco. I manifestanti continuano a presidiare le principali vie d'accesso alla città e circa cinquemila agricoltori di Niscemi e Butera con i loro trattori stazionano in contrada Ponte Olivo. Accanto a loro mogli e figli. A Ragusa i padroncini hanno preso in ‘ostaggio’ il polo commerciale.

Nella notte i pescatori delle marinerie di Porticello, Termini Imerese e Santa Flavia hanno occupato il mercato ittico di Palermo. E, sempre nel capoluogo, gli studenti si sono uniti al movimento dei Forconi: hanno paralizzato le vie del centro, bloccato il porto e bruciato una bandiera italiana. Intanto, la Digos indaga su possibili infiltrazioni di estrema destra e di sinistra tra i manifestanti. Mentre resta alto il livello della polemica per l’accusa di presenze mafiose nelle fila della protesta lanciata dal presidente degli industriali siciliani Ivan Lo Bello.  Uno dei leader dei 'Forconi' prosegue da ieri lo sciopero della fame per contestare queste affermazioni. Il procuratore di Palermo Francesco Messineo ha spiegato che è stato “predisposto un fascicolo” sulle possibili infiltrazioni da parte di uomini di Cosa nostra.

a.merenda:
UN'ALTRA CAMPANA

http://www.infoaut.org/index.php/nodi/palermo/item/3737-perchè-non-ci-spaventano-i-forconi


Perchè non ci spaventano i forconi


I cinque giorni di blocchi annunciati dal movimento dei forconi sono finiti. Ma la lotta contro la crisi e i ricatti del debito sembra ormai aver raggiunto gli animi di chi abita le terre siciliane e ampie parti del movimento hanno annunciato di voler proseguire ad oltranza.

Oggi un grande corteo di oltre mille studenti ha siglato a Palermo la vicinanza e la complicità del tessuto metropolitano alla lotta e alle rivendicazioni di chi, con i blocchi di tutta la settimana, ha provocato tanti disagi: dalla penuria di benzina a quella degli alimentari a breve conservazione ai disagi alla mobilità. E questo nonostante i tentativi, cresciuti esponenzialmente man mano proseguiva la protesta e la durezza delle pratiche, di criminalizzare il movimento da parte dei media e di molti intellettuali ed opinionisti.

I punti attaccati da questi politicanti sono stati diversi ma riconducibili sotto tre semplicistiche etichettature da appioppare ai manifestanti: mafiosi, fascisti e strumentalizzati (da Lombardo e Miccichè).

A ben vedere tutte critiche provenienti da chi, a soli cinque giorni di mobilitazione, è già tagliato fuori da ogni possibilità di recuperare le forze in campo (Confindustria, il partito di Repubblica & co.), o da chi, più semplicemente, analizza il reale completamente al di fuori da ogni materialismo e si aspetta un tessuto in agitazione pronto per l'uso, pulito e scevro da interferenze esterne.

La protesta popolare che si è diffusa in Sicilia, come tutte le proteste di questo tipo, è complessa, di massa e contraddittoria, ma di sicuro parla il linguaggio della lotta contro la globalizzazione, contro equitalia e lo strozzinaggio legalizzato che mette sotto ricatto larghe fasce della società siciliana, contro la casta politica di destra e di sinistra che sta mettendo in ginocchio i lavoratori e le loro famiglie, contro l'aumento dei prezzi della benzina e il carovita in generale. E a questa analisi che ha individuato i giusti nemici il movimento dei forconi fino ad ora ha affiancato la giusta pratica della lotta. Blocchi stradali, fermo di tutti i tir che entrano ed escono dalla città, e momenti di propaganda contro i governi regionale e nazionale.

Per avere delle risposte chiare alle critiche addotte al movimento circa le strumentalizzazioni da parte di forze politiche reazionarie ci è bastato mescolarci con chi, a Palermo, ha portato avanti i blocchi e le manifestazioni, ci è bastato ascoltare in prima persona le voci dirette o amplificate dai megafoni e leggere le parole urlate sui cartelli e i volantini: può anche darsi che qualcuno abbia (o più plausibilmente abbia avuto) mire su questa mobilitazione, ma chi scende in piazza dimostra quotidianamente di non aver alcuna fiducia in nessun politico o politicante, che sia di destra o di sinistra, dell'Mpa o di Forza del Sud. Ma d'altronde, anche se il tutto fosse partito sotto la spinta di qualche Miccichè di turno, quello che appare è che la sua scintilla ha divampato un incendio che non è più in grado di controllare (e lo dimostrano gli incontri con Lombardo tutti ad esito negativo).

Per quanto riguarda le paure fasciste dentro il movimento nessuna parola ci sembra più adeguata che quelle usate dal comunicato di Anomalia e VikLab: “crediamo sia biologico, nelle origini di questi movimenti, che venga ricercato supporto in chiunque lo conceda; non è forse più significativa la colpa di chi (...) rimanendo distante dalla materialità dei rapporti sociali, lascia spazio di agibilità a costoro che, ovviamente (e dove sta la novità?), cercano di agire questo spazio attraverso il loro sporco populismo? Non è forse il solito esercizio retorico di "sinistre da salotto" in attesa di momenti messianici già pronti e confezionati e mai pronta a "sporcarsi le mani" in dinamiche che vanno irradiate di contenuti, non certo tenute a distanza”.

Per le accusa riguardo le infiltrazioni mafiose ci sembra invece di poter fare un parallelo tra quella che è la criminalizzazione più classica a livello di mobilitazioni nazionali, i black-bloc, e questa che è la più classica per le mobilitazioni da Napoli in giù: impossibile non pensare alle accuse identiche mosse a chi in Campania lottava per non vedere costruito un inceneritore dietro casa (ma di esempi potrebbero farsene tanti altri). La procedura è sempre la stessa: prendi il mostro cattivo (che sia germanofono, nero e col passamontagna, o terrone, basso e con la coppola poco importa), fotografalo tra i manifestanti e dissemina la paura. Non sembra neanche il caso, dunque, di sprecare energie per parlare di questioni del genere.

Quello che sembra centrale è invece che a partire da quella che doveva essere una rivendicazione quasi corporativista di un paio di categorie, stia divampando una protesta realmente estesa e di popolo. Si diceva all'inizio che, come è ovvio che sia a dispetto di quanto si augurano intellettualoidi e politicanti radical-chic, una situazione del genere sia complessa e contraddittoria, ma criminalizzarla sin da principio è un doppio errore.

Intanto perché le contraddizioni in questo modo vengono risolte con la facile assimilazione del movimento da parte di chi offre sponde politiche. In secondo luogo perché non permette di cogliere i reali motivi per cui una massa così numerosa di persone stia scendendo in piazza per urlare la propria rabbia contro un sistema economico ingiusto ed uno politico sordo ai propri bisogni.

Siamo di fronte, senza voler fare facili parallelismi o semplificazioni fuorvianti, a quella stessa eccedenza che da Madrid a New York ha riempito le strade e le piazze per rivendicare un'esistenza più dignitosa e una vita più felice contro il sistema economico-finanziario globale e contro quelli politici-istituzionali che lo innervano, siamo di fronte a quella rabbia che a poche miglia di mare ha provocato la caduta di regimi ventennali...eppure la solidarietà e la simpatia che quegli stessi opinionisti muovevano verso movimenti così ampi ed eterogenei pare perdersi adesso nella paura di doversi confrontare e scontrare con un fascista o un padroncino, o in quella di avere un movimento reale giusto a casa propria.

A noi pare di dover salutare con entusiasmo questo movimento siciliano e di augurargli una lunga vita e una rapida espansione.

a.merenda:
I CENTRI SOCIALI DI PALERMO DICONO CHE

http://www.blog.art17.it/2012/01/20/comunicato-dei-centri-sociali-palermitani-a-favore-del-movimento-dei-forconi/


Comunicato dei centri sociali palermitani a favore del movimento dei forconi
 
 
Riporto un comunicato congiunto dei centri sociali Anomalia Studentato autogestito e del Laboratorio Vittorio Arrigoni sulla vera o presunta infiltrazione “fascista” nel Movimento dei Forconi. Grazie a Dio non sono tutti ottusi e stupidi come, ne prendo uno a caso, l’account del Popolo Viola critico e contrario alle proteste siciliane in quanto “forzanoviste”.

Dividi et Impera… e i più coglioni abboccano sempre..

questo il comunicato:


“Oggi (l’altroieri, ndr) per tutta la giornata una trentina di compagni/e dei centri sociali palermitani Anomalia e Laboratorio Arrigoni hanno partecipato e sostenuto il presidio del Movimento dei Forconi e degli autotrasportatori, svoltosi all’altezza di via Oreto – rotonda di via regione siciliana – imbocco dell’autostrada, dove i manifestanti circa centocinquanta, hanno più volte attuato dei blocchi stradali a singhiozzo mandando in tilt l’intero traffico in entrata e in uscita da Palermo.

La protesta popolare che si sta diffondendo in Sicilia come tutte le proteste di questo tipo sono complesse, di massa e contraddittorie, ma di sicuro parlano il linguaggio della lotta contro la globalizzazione, contro Equitalia e lo strozzinaggio legalizzato che sta mettendo in miseria larghe fasce della società siciliana, contro la casta politica di destra e di sinistra che sta mettendo in ginocchio i lavoratori e le loro famiglie, contro l’aumento dei prezzi della benzina. Soprattutto il movimento dei forconi quello che richiede lo vuole conquistare con la lotta. Blocchi stradali, fermo di tutti i tir che entrano ed escono dalla città, e momenti di propaganda contro i governi regionale e nazionale che incontrano a differenza di ciò che dicono i media ufficiali la gran simpatia della popolazione.
Serve un po’ di chiarezza su alcuni punti, secondo noi, determinanti.
Tante critiche sono state fatte ai soggetti promotori di queste manifestazioni.
Una di queste è che sarebbero gestiti e organizzati in maniera strumentale da alcuni personaggi vicini al partito di Lombardo (Mpa). Senza voler fare del becero moralismo o inviti alla comprensione pietistica rispondiamo col potere dei dati empirici e non della retorica: chi ascolta i soggetti protagonisti dei blocchi e delle manifestazioni a cui stiamo assistendo; chi legge i loro cartelli e volantini; chi incrocia i loro megafoni sa quanto peso abbia nei loro linguaggi la completa sfiducia verso tutta la classe politica (tutta!).

Se poi a parlare per loro sono stati anche quel politicante dell’Mpa o quell’altro di Forza sud non ci stupisce più di quando assistevamo alle becere vetrine costruite attorno a presunti portavoce di altri movimenti (gli studenti in primis) che altro non erano che la “cattura partitica” di lotte e vertenze. Eppure, anche in questi anni di lotte studentesche e universitarie, qualcuno si costruiva legittimità per provare successivamente a vendere i movimenti al partito di “sinistra” o al sindacato di “sinistra”. Questo ci ha mai impedito di stare dentro tali movimenti? Di provare a portare in essi i contenuti di una lotta antisistemica e autonoma? Quante volte dietro battaglie (in molti casi figlie dello stesso qualunquismo che ora si imputa ad altri) in difesa di “cultura e formazione” abbiamo dovuto convivere con le più fantasiose manovre elettoralistiche senza mai perdere di vista ciò che più ci interessa – soggetto, pratiche, linguaggi – ? Per fortuna abbiamo avuto ragione.

Una risposta veemente va data a chi agita lo spauracchio “fascista” a proposito delle lotte in questione. Il fatto che in alcuni contesti venga dato spazio a certe forze di estrema destra – crediamo sia “biologico”, nelle origini di questi movimenti, che venga ricercato supporto in chiunque lo conceda – non è forse più significativa la colpa di chi, non riconoscendo tutto quello cui abbiamo già accennato, rimanendo distante dalla materialità dei rapporti sociali, lascia spazio di agibilità a costoro che, ovviamente (e dove sta la novità?), cercano di agire questo spazio attraverso il loro sporco populismo? Non è forse il solito esercizio retorico di “sinistre da salotto” in attesa di movimenti messianici già pronti e confezionati e mai pronta a “sporcarsi le mani” in dinamiche che vanno irradiate di contenuti, non certo tenute a distanza…eppure tanti di questi “manifestanti” erano venuti a bussare alle porte dei nostri centri sociali e delle sedi della sinistra “radicale”: sono fascisti? Non crediamo!
Noi, militanti di centri sociali e di spazi occupati della città di Palermo, sosterremo la lotta di “forconi” e autotrasportatori perché frutto di una giusta battaglia e perché ricca di positive e “incompatibili” energie; per questo, come sempre, saremo al fianco di chi lotta contro la crisi e questo intollerabile sistema.”

di Studentato Autogestito Anomalia e Laboratorio Vittorio Arrigoni

a.merenda:
da: http://violapost.wordpress.com/2012/01/22/zio-pippo-il-forcone-e-lassalto-al-continente-nostra-inchiesta/


Zio Pippo, il forcone e l’assalto al Continente – Nostra inchiesta


 Mentre si fa largo tra la piccola folla che lo scorta ovunque e che all’occorrenza gli fa da claque davanti alle telecamere  non sembra vero, allo Zio Pippo (foto a destra), che dopo undici anni da quel primo blocco degli autotrasportatori che mise in ginocchio l’isola e che piegò il governo “comunista” di Giuliano Amato aprendo la strada a Berlusconi, sia ancora lui la superstar: tutti lo cercano, tutti lo vogliono.


L'ingresso di Villa Pacini a Catania
E’ lui il “boss” della situazione, l’eminenza grigia dei “forconi”, l’unico che può permettersi di dire in diretta tv: “Vediamo che cazzo vuole questo”. “Questo” sarebbe quel “traditore” di Mariano Ferro, avolese, altro leader dei “forconi”, scomunicato da Zio Pippo perché colpevole di aver allentato i blocchi che da una settimana tengono sotto scacco i siciliani. Sa bene, lo Zio Pippo, che gli equilibri del movimento dei forconi passano da lui. Già, perché come dice quel ragazzotto della claque “hai voglia di fare la rivoluzione, senza i tir dello zio Pippo, Mariano Ferro e gli amici suoi non bloccano nemmeno l’ingresso della villa Pacini”. E dunque via Ferro, sciò, liquidato ora che occorre alzare il prezzo, fare un po’ di teatro, magari servendosi dell’area forzanovista del movimento dei forconi capeggiata dalla famiglia Morsello (vicina a Forza Nuova) da cui Ferro si è dissociato.

Il titolo di “zio”, il “forcone” Giuseppe Richichi lo ha guadagnato sul campo, quando nel 2007 provò a dare una seconda spallata a quelli del “continente”, ossia al governo del “comunista” Prodi: finì in galera con l’accusa di avere tagliato le gomme ad alcuni tir per impedire che aggirassero la protesta, all’epoca ribattezzata “tir selvaggio”. Una “medaglia” che Richichi esibisce orgogliosamente in quel grande verminaio che è l’autotrasporto a Catania. Sì, perché qui, a comandare i “padroncini” sono in due: lui e Angelo Ercolano (proprietario della Sud Trasporti srl e con fedina penale immacolata), ultimo rampollo della più potente famiglia mafiosa catanese, i Santapaola-Ercolano, nipote di Nitto Santapaola e cugino di Angelo, condannato all’ergastolo per aver ammazzato il giornalista Giuseppe Fava il 5 gennaio del 1984. Per decenni la famiglia Ercolano ha investito i propri capitali in una ditta di trasporti, l’Avimec, poi confiscata per mafia. E non c’è subappalto per movimento terra, da queste parti, che sia sfuggito alla famiglia Ercolano.

E’ onnipotente lo Zio Pippo: nessuno può fermarlo, nemmeno gli “sbirri” accorsi al casello di San Gregorio in tenuta antisommossa.  Non è casuale che Richichi abbia attraversato indenne tutte le stagioni politiche incassando benefici come se piovesse: dalle consulenze all’assessorato trasporti col governo di Totò Cuffaro a quell’area di 45mila metri quadrati all’Interporto di Catania che Zio Pippo si è aggiudicato alla quarta gara, dopo che le prime tre erano andate inspiegabilmente deserte, per soli 15mila euro all’anno per i prossimi tre lustri.

Sono lontani i tempi dell’amarezza anche se ancora oggi, lo Zio Pippo, non si dà pace quando ripensa a quelle maledette elezioni provinciali del 2003: candidato nelle liste di Alleanza Nazionale fu trombato come un qualsiasi galoppino di periferia. Ma oggi è diverso: lo Zio Pippo, irriducibile Masaniello in salsa etnea, si è messo alla testa di quel movimento dei forconi che da Catania, ultima roccaforte della protesta a oltranza, rilancia la sfida a quelli di Roma lanciandosi all’assalto del governo “comunista” di Monti. Aspettando, per la terza volta in dieci anni, che torni l’amico di sempre, quello contro cui mai ha osato promuovere un blocco: Silvio Berlusconi.

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