Autore: negi Topic: Premio Giuseppe Fava Giovani - 28 dicembre e 4 gennaio Palazzolo Acreide  (Letto 2505 volte)

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Si preannuncia ricco di eventi il calendario promosso dal Coordinamento Fava Palazzolo e dalla Fonadazione Fava,  che per gran parte del 2014, in occasione dei trent'anni trascorsi dalla morte del giornalista Giuseppe Fava, coinvolgerà Palazzolo Acreide, sua cittadina natale.

Le iniziative partiranno il 28 dicembre alle 18.00 con la compagnia TeatroAllaria che, guidata dal giovane regista e attore Sebastiano Spada, porterà in scena presso i locali della ex Biblioteca del Comune un recital ispirato ai drammi del giornalista/drammaturgo, selezionati dalla figlia Elena e da Sebastiano.

Il 4 gennaio, ancora presso l'Aula Consiliare, a partire dalle 17.30, l'omicidio consumato nel 1984 davanti al teatro Stabile di Catania verrà commemorato attraverso un dibattito pubblico moderato dai giornalisti Massimiliano Perna e Santina Giannone. Parteciperanno il Pm della DDA di Palermo Nino Di Matteo, al centro delle cronache per le recenti minacce del boss di Cosa Nostra Totò Riina, e il procuratore aggiunto di Messina Sebastiano Ardita.

Previsto anche l'intervento dei figli del direttore de I Siciliani, Elena e Claudio Fava, quest'ultimo recentemente nominato vicepresidente della Commissione Parlamentare Antimafia.

Ancora il 4 gennaio il Coordinamento Fava consegnerà il Premio giornalistico Fava Giovani.

Congelato da due anni, il riconoscimento, che ha visto passare in rassegna nelle edizioni fra il 2007 e il 2011 nomi come i ragazzi di Addio Pizzo, i registi del documentario "Biutiful cauntri", Giulio Cavalli e Gaetano Alessi, verrà affidato a Ester Castano, cronista appena ventitreenne che per prima, in lotta solitaria, insieme al suo direttore, tra minacce e querele, ha denunciato l'intreccio fra 'ndrangheta e politica nel comune lombardo di Sedriano, successivamente sciolto per infiltrazioni mafiose.

Le due serate sono patrocinate dall'Associazione Palazzolese Antiracket e dal Comune di Palazzolo e sono state realizzate con la collaborazione della Consulta Giovanile e Nomadica

In un'agenda in via di definizione mostre, proiezioni cinematografiche e spettacoli teatrali ispirati ai molteplici interessi di Pippo Fava, coinvolgeranno inoltre tra febbraio e settembre le scuole e la popolazione acrense.

Al via anche a Catania le iniziative in attesa della commemorazione del 5 gennaio, che si apriranno il 23 dicembre alle 20.00 con la proiezione in anteprima nazionale al Teatro Massimo del docufilm I Ragazzi di Pippo Fava.

Tratto dal libro Mentre l’orchestrina suonava gelosia di Antonio Roccuzzo, oggi caporedattore del tg de La7, il docufilm, prodotto per la tv da Cyrano New Media per Raifiction e Raitre e patrocinato da Libera e dalla Regione Toscana, è firmato da Franza Di Rosa e sceneggiato da Gualtiero Peirce e dallo stesso Roccuzzo. Giovane e interamente siciliano il cast, che vede anche la partecipazione di Leo Gullotta.

Coordinamento Giuseppe Fava Palazzolo Acreide
« Ultima modifica: 15:54:21 pm, 21 Dicembre 2013 da negi »

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Re:Premio Giuseppe Fava Giovani - 28 dicembre e 4 gennaio Palazzolo Acreide
« Risposta #1 il: 14:45:59 pm, 22 Dicembre 2013 »
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  • Nascere in un piccolo paese, volergli bene, proiettare nel grande mondo tutte le piccole cose che abbiamo imparato ed amato lì…1984/2014 "il vizio della memoria" Palazzolo ricorda Giuseppe Fava.....

    PAESE MIO........Giuseppe Fava
    Io conosco ogni angolo, ogni pietra di questo luogo, le scalinate segrete che si infilano tra le case e sbucano sull’alto del monte, i minuscoli cortili, le antiche strade settecentesche, le fontane… Questa è la Piazza della Matrice, chiusa tra due piccole colline: da una parte la Chiesa Madre con la grande facciata e dall’altra la basilica di S. Paolo, tutta gremita di archi, colonne, e coronata in cima dalle statue degli apostoli.
    Tutt’intorno, il fianco della montagna si apre dolcemente come una conchiglia: strade, terrazze, case, tetti, balconi, orti, scalinate, alberi, scendono in declivio fino a questa grande piazza deserta. I ricordi: il silenzio dei brevi pomeriggi d’inverno, le partite a calcio…
    Ecco questo è il corso del paese, la strada più amabile che io conosca. Fiancheggiata da piccoli palazzi dell’800, esca scende dapprima in lievissimo declivio formando un’ampia curva e poi ricomincia a salire, sempre più ripida in rettifilo fin quasi alla cima della montagna. Le facciate dei palazzi sono verdi, azzurre e rosse, ma di quei colori antichi che la luce, il vento, la pioggia e il muschio hanno modulato per centinaia di anni e perciò si sono fatti tenui come un’ombra. Balconi ed architravi sono di pietra bianca e scolpita, ma anche sculture, ormai, levigate dal tempo, hanno assunto altre forme, più misteriose e sfuggenti. Sui grandi marciapiedi si aprono i negozi, i bar, i circoli. Ogni sera, un’ora dopo il crepuscolo, la strada si anima improvvisamente di migliaia di persone che passeggiano quietamente come un rito, le ragazze più belle sottobraccio, i tavoli dei bar affollati di studenti… Talvolta poi andavamo a mangiare salsiccia e ulive in una delle bettole sotto la cupola di San Michele.
    Di là incomincia il quartiere più affascinante e segreto: interminabili scalinate che salgono, scompaiono sul fianco della collina, tra piccole case antiche, palazzi sgretolati, la vecchia torre dell’orologio in equilibrio sulla cima, i vicoli invisibili… Tutte le finestre hanno le tendine: i vasi di fiori sono disposti ovunque, sull’uscio delle case, sui davanzali, persino sulle tegole, le strade sono magicamente linde. Se incontrate qualcuno, sia uomo o donna, vi saluterà sempre, gentilmente per primo… Dove ora c’è quella tabaccheria sulla piazza c’era il circolo universitario. Questa era anche una delle piazze del veglione. I due veglioni di S. Paolo e S. Sebastiano.
    Bisogna dire che ogni cosa si facesse in questo paese doveva essere fatta due volte e spesso l’una contro l’altra, come ci fossero nel paese due anime: l’una raccolta attorno alla vecchia chiesa di S. Paolo nel cuore della vallata, il quartiere più antico e decaduto, dove vivevano soprattutto le famiglie baronali e i contadini: l’altro sulla cima del monte, raccolto attorno alla chiesa di S. Sebastiano, nel quartiere nuovo dove c’era adunata la borghesia degli impiegati, negozianti, professionisti, dov’erano il corso, il bar, il municipio e il teatro.
    Si combatteva per ogni cosa. Per esempio, il patrono era S. Paolo, nero, calvo, terribile, la spada balenante che aveva tagliato cento e una testa di cristiani, e lassù proclamarono un altro patrono, S. Sebastiano naturalmente, candido, bellissimo, intellettuale, legato ad un albero e trafitto da frecce d’argento, signore dei laureati, degli artigiani e degli studenti… Per cento anni infatti questa lotta rappresentò, nel microcosmo di questo paese siciliano, l’eco della evoluzione, e quindi di tutte le contrapposizioni della società italiana: l’antico e il nuovo, i nobili e gli artigiani, i borghesi contro i contadini finché l’accanimento cominciò ad acquietarsi, i baroni scomparvero, i figli dei contadini divennero medici ed avvocati, la violenza si trasformò in ironia e una sera di luglio del 1943 una tempesta di bombe anglo-americane fece egalitariamente strage sopra e sotto. Negli anni miserabili e affascinanti del secondo dopoguerra, dalle macerie, dai lutti, dalla fame germinò la gioia pazza di sentirsi vivi…
    La passeggiata è finita. E’ quasi tramonto, il cielo è alto, rosso e luminoso ma il paese sembra dolcemente calare dentro l’ombra della montagna, bianco e grigio, con i colori della nostalgia, le grandi chiese, i palazzi antichi, le case pulite dei poveri. Cortese, dolce, amabile, gentile paese mio.

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    « Ultima modifica: 14:51:19 pm, 22 Dicembre 2013 da negi »

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    Non c’è giornalismo senza libertà. Domenica 5 gennaio su Rai3 “I ragazzi di Pippo Fava” di Antonio Roccuzzo

    Questo docu-film, “I ragazzi di Pippo Fava”, (in onda su Rai3, domenica 5 gennaio,  alle 23.30 prodotto da Cyrano New Media, ndr) racconta un pezzo della mia vita, la mia esperienza giovanile di cronista che ha imparato a raccontare il mondo in una tranquilla città di mafia come era Catania negli anni Ottanta dello scorso secolo.
    Quella era una città che negava l’evidenza del suo degrado civile, politico, economico. Catania, trent’anni fa, era una straordinaria “metafora” del degrado italiano e noi l’abbiamo raccontata da cronisti scoprendola e facendola scoprire ai nostri lettori. Facendo semplicemente il nostro mestiere........

    http://www.articolo21.org/2013/12/non-ce-giornalismo-senza-liberta-domenica-5-gennaio-su-rai3-i-ragazzi-di-pippo-fava/

     

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