Autore: negi Topic: Presentazione del libro "L'uomo d'onore non paga il pizzo" di R.Mazzarella  (Letto 3112 volte)

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Offline negi

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Sabato 13 marzo alle ore 18:00
presso la Sala Verde del Comune di Palazzolo Acreide
presentazione del libro
"L'uomo d'onore non paga il pizzo"
di Roberto Mazzarella
Sarà presente l'autore
è prevista la partecipacipazione del Coordinatore Provinciale dell'Antiracket
Paolo Caligiore
l'incontro sarà moderato dai ragazzi del Coordinamento G.Fava

Il libro, pubblicato dalla editrice Città Nuova di Roma, contiene interviste con Rodolfo Guajna, il presidente degli industriali siciliani Ivan Lo Bello, Colajanni di Libero Futuro, l'ex questore di Palermo Caruso, oggi questore a Roma, Massimo Russo,il senatore Carlo Vizzini, il movimento Mafia Contro, i ragazzi di Addiopizzo, e i colleghi Riccardo Arena e Lirio Abate.
Il libro entra nel vivo nella esperienza del movimento Addiopizzo e della associazione antiracket Libero Futuro. L'intervista con l'ex questore di Palermo, Caruso, é una appassionata rilettura della situazione palermitana dopo l'arresto dei Lo Piccolo. L'intervista con Rodolfo Guajana, come testimonianza, anche di fede di un imprenditore che non si vuole piegare al ricatto mafioso. L'intervista con ADDIOPIZZO é la dimostrazione che questi trentenni, poco meno che adolescenti ai tempi della stragi, sono oggi una delle realtà più significative della città. A dimostrazione che il "sangue dei martiri" non é stato versato inutilmente e sopratutto che l'azione educativa svolta in questi anni nelle scuole, con i progetti di educazione alla legalità, hanno avuto successo e possono anzi indicarsi come buone pratiche...
« Ultima modifica: 12:37:07 pm, 06 Marzo 2010 da negi »

Offline negi

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Caro estortore...
"...volevo avvertire il nostro ignoto estortore di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l'acquisto di micce, bombe e proiettili, in quanto non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia. Ho costruito questa fabbrica con le mie mani, lavoro da una vita e non intendo chiudere... Se paghiamo i 50 milioni, torneranno poi alla carica chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremo destinati a chiudere bottega in poco tempo. Per questo abbiamo detto no al "Geometra Anzalone" e diremo no a tutti quelli come lui"
Libero Grassi, dal Giornale di Sicilia del 10-1-1991



Tesia Communication

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« Ultima modifica: 13:48:01 pm, 07 Marzo 2010 da Tesia Communication »

Offline a.merenda

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mi pare che il titolo riassuma perfettamente il senso di cosa voglia dire "orgoglio siciliano"


Farò in modo di esserci

PS: complimenti

Offline negi

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Il racket è una delle attività più antiche della mafia. E’ un “sistema”,che sa,quando vuole,essere flessibile e moderno:oggi taluni esattori del pizzo si “accontentano” del pagamento rateale. Altri piuttosto che richiedere somme di denaro,preferiscono imporre servizi,manodoopera. Ma è un’attività che interessa tutta la vita sociale:dalle banche alle case popolari,alle scuole.[….]
“Il pizzo non è soltanto un danno all’economia dell’intera regione,è il simbolo della negazione della sovranità del popolo siciliano”
Così scrive Roberto Mazzarella nel volume ”L’uomo d’onore non paga il pizzo”

enrico tomasi

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aggiungerei che l'uomo d'onore non solo non dovrebbe pagare il pizzo, ma dovrebbe mettere in atto molto altro per ritenersi tale.

in sicilia IL pizzo è  frutto ed epilogo di una mentalità che non appartiene solo e semplicemente agli estortori.
questa mentalità à dettata da una grande lacuna etica e senso di legalità, di cui spesso non ci accorgiamo, o peggio, facciamo finta di non accorgerci... .. per usare le parole di mazzarella, direi che"ogni popolo ha la sovranità che si merita".

pare che i mali della nostra isola siano solo e semplicemente pizzo, cravattari e naturalmente, cattivi politic, anzi, politici mafiosi!
ed è nostra convinzione che è di questi mali assoluti che bisogna liberarsi per essere assolti da tutti gli altri, persino dai difetti nostrani.

chi di noi dovrebbe denunciare un estortore, se non siamo neanche abituati a segnalare la targa di qualcuno che commette un infrazione stradale o di chi danneggia un altra vettura e poi si dilegua? chi dovrebbe smascherare un cravattaro, se non siamo capaci di accusare qualcuno che viene pagato con soldi pubblici, per fare un lavoro che non fa o che nemmeno esiste? chi dovrebbe denunciare un amministratore in odore di mafia, anche solo pubblicamente, se persino i nostri "giovani" giornalisti ", dei politici hanno la concezione dello sponsor, o addirittura del "protettore"?
avrei tanti altri chi di noi.....

il concetto del pizzo, la mafiosità, l'omertà, non è solo un "sistema" in sicilia...ma un'esplicita mentalità. ed è questa che va combattuta, anzitutto dentro noi stessi.

quando il popolo siciliano avrà la consapevolezza che è l'educazione alla legalità a portarci all'esercizio responsabile della libertà, allora forse avrà la atrada spianata per raggiungere la propria sovranità...ma temo che siamo ancora lontani da tutto ciò.

mi auguro che di azioni educative e progetti di educazione alla legalità ne compaiano sempre più nelle scuole, e che sempre più giovani possano trovare in associazioni come ADDIOPIZZO degli esempi da seguire.   

auspico a me stesso e a tutti i genitori di poter assolvere il proprio compito formativo nei riguardi dei nostri figli  con sempre più impegno, specie dopo gli ultimi eventi angoscianti che a palazzolo hanno visto protagonisti dei ragazzi poco più che adolescenti.




spero di esserci nello, auguri per la presentazione del libro.

e.t.
« Ultima modifica: 03:49:31 am, 10 Marzo 2010 da Enrico Tomasi »

Offline negi

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Lettera di Libero Grassi
Pubblicata sul Corriere della Sera il 30/8/1991, il giorno successivo alla sua uccisione
La "Sigma" è un'azienda sana, a conduzione familiare. Da anni produciamo biancheria da uomo:pigiami, boxer, slip e vestaglie di target medio-alto che esportiamo in tutta Europa. Abbiamo 100addetti: 90 donne e 10 uomini. Il nostro giro d'affari è pari a 7 miliardi annui. Evidentemente è statoproprio l'ottimo stato di salute dell'impresa ad attirare la loro attenzione.La prima volta mi chiesero i soldi per i "poveri amici carcerati", i "picciotti chiusi all'Ucciardone".Quello fu il primissimo contatto. Dissi subito di no. Mi rifiutai di pagare. Così iniziarono letelefonate minatorie: "Attento al magazzino", "guardati tuo figlio", "attento a te". Il miointerlocutore si presentava come il geometra Anzalone, voleva parlare con me. Gli risposi di non disturbarsi a telefonare. Minacciava di incendiare il laboratorio. Non avendo intenzione di pagare una tangente alla mafia, decisi di denunciarli.
Il 10 gennaio 1991 scrissi una lettera al "Giornale di Sicilia" che iniziava così: "Caro estortore...".
La mattina successiva qui in fabbrica c'erano dei carabinieri, dieci televisioni e un mucchio digiornalisti. A polizia e carabinieri consegnai 4 chiavi dell'azienda chiedendo loro protezione. Mentre la fabbrica era sorvegliata dalla polizia entrarono due tipi strani. Dissero di essere "ispettori di sanità". Fuori però c'era l'auto della polizia e avevano grande premura. Volevano parlare a tutti i costi con il titolare. Scesi e dissi loro che il titolare riceve solo per appuntamento e al momento era impegnato in una riunione. Se ne andarono. Li descrissi alla polizia e loro si accorsero che altri imprenditori avevano fornito le medesime descrizioni. Gli esattori del "pizzo", i due che indifferentemente si facevano chiamare geometra Anzalone, altri non erano che i fratelli gemelli Antonio e Gaetano Avitabile, 26 anni. Furono arrestati il 19 marzo insieme ad un complice.
Una bella soddisfazione per me, ma anche qualche delusione; il presidente provinciale
dell'Associazione industriali, Salvatore Cozzo, dichiarò che avevo fatto troppo chiasso. Una
"tamurriata" come si dice qui. E questo, detto dal rappresentante della Confindustria palermitana,mi ha ferito. Infatti dovrebbero essere proprio le associazioni a proteggere gli imprenditori. Come? È facile. Si potrebbero fare delle assicurazioni collettive. Così, anche se la mafia minaccia di dar fuoco al magazzino si può rispondere picche. Ma anche a queste mie proposte il direttore dell'Associazione industriali di Palermo, dottor Viola, ha detto no, sostenendo che costerebbe troppo. Non credo però si tratti di un problema finanziario, è necessaria una volontà politica.L'unico sostegno alla mia azione, a parte le forze di polizia, è venuta dalla Confesercenti palermitana. Devo dire di aver molto apprezzato l'iniziativa SoS Commercio che va nella stessa direzione della mia denuncia. Spero solo che la mia denuncia abbia dimostrato ad altri imprenditori siciliani che ci si può ribellare.Non ho mai avuto paura ed ora mi sento garantito da ciò che ho fatto. La decisione scandalosa del giudice istruttore di Catania, Luigi Russo (del 4 aprile 1991) che ha stabilito con una sentenza che non è reato pagare la "protezione" ai boss mafiosi, è sconvolgente. In questo modo infatti è stato legittimato con il verdetto dello Stato il pagamento delle tangenti. Così come la resa delle istituzioni e le collusioni. Proprio ora che qualcosa si stava muovendo per il verso giusto. Stabilire che in Sicilia non è reato pagare la mafia è ancora più scandaloso delle scarcerazioni dei boss. Ormai nessuno è più colpevole di niente. Anzi, la sentenza del giudice Russo suggerisce agli imprenditori un vero e proprio modello di comportamento; e cioè, pagate i mafiosi. E quelli che
come me hanno invece cercato di ribellarsi?
Ora più che mai le Associazioni imprenditoriali che non si impegnano sinceramente su questo fronte vanno messe con le spalle al muro. La risposta infatti deve essere collettiva per spersonalizzare al massimo la vicenda.

 

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