Autore: negi Topic: Incontro a Palazzolo con Dott.Gioacchino Genchi - Sabato 24 Luglio  (Letto 2324 volte)

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Via D'Amelio:18 anni dopo
    Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia, la mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri"  Paolo Borsellino

Presentazione del libro: Il Caso Genchi - Storia di un uomo in balia dello stato.

di Edoardo Montolli, sarà presente il Dott. Gioacchino Genchi.

L'incontro avrà luogo Sabato  24 luglio ore 18:30
presso il Municipio di Palazzolo nella Sala delle Aquile Verdi Piazza del Popolo, 1


Un'iniziativa del Coordinamento Fava-Palazzolo
in collaborazione con Libera Siracusa (Associazioni Contro le Mafie)
e APA (Associazione Antiracket Palazzolo)
Chi è il Dott. Gioacchino Genchi; dal suo blog:
 http://www.gioacchinogenchi.it/pagina.aspx?pg=1&lk.

«In Why Not avevo trovato le stesse persone
sulle quali indagavo per la strage di via D’Amelio.
L’unica altra indagine della mia vita
che non fu possibile finire».

Inizia così il dialogo tra Gioacchino Genchi e Edoardo Montolli. E per la prima volta viene a galla ciò che Silvio Berlusconi aveva definito «il più grande scandalo della Repubblica»: il cosiddetto «archivio Genchi». E viene a galla con nomi e cognomi. Un materiale del tutto inedito e così scottante da poter riscrivere gli ultimi vent’anni della storia d’Italia: da Tangentopoli alle scalate bancarie, dai grandi crac ai processi clamorosi. Fino alle stragi del 1992 e 1993. Dalle agende di Falcone agli ultimi due giorni di vita di Borsellino, con elementi completamente nuovi che aprono enormi squarci nelle istituzioni. Ma non con teorie o teoremi. Con dati. Fatti. Indagini e amicizie impensabili, uno scioccante dietro le quinte della politica che porta alle origini della seconda Repubblica. Dopo averlo letto niente vi sembrerà più come prima.

«La storia sconvolgente che spiega perché tanti potenti
hanno paura del contenuto dell’archivio Genchi».
dalla prefazione di Marco Travaglio
dalla copertina del libro:
Luglio 1992, la Sicilia è dilaniata dalle stragi. In città c’è un poliziotto maledettamente bravo con le tecnologie. Ha lavorato con Falcone e sono tre anni che si occupa dei misteri di Palermo. Si chiama Gioacchino Genchi. è a lui che chiedono di scoprire qualcosa sulle agende elettroniche del giudice. E di capire dai telefoni se qualcuno spiasse Paolo Borsellino. E lui qualcosa scopre. Scova file cancellati e li ritrova. Poi ipotizza una pista per via D’Amelio: date, nomi, luoghi. Diventa vice del gruppo Falcone-Borsellino. Ma quell’indagine non la finirà mai. Una mattina, mentre l’Italia esulta per l’arresto dei killer, all’improvviso sbatte la porta. E se ne va.
Da allora non ne ha mai parlato. Lo chiamano nei processi più delicati: le talpe nel Ros di Palermo, il caso Dell’Utri. I capi di Cosa Nostra e i colletti bianchi. La vicenda Cuffaro e la sanità siciliana. Le sue consulenze sui telefoni ribaltano giudizi, fanno condannare centinaia di persone e assolvere miriadi di innocenti. Da vent’anni è considerato il più abile consulente telematico delle Procure.
Ogni anno la polizia stila graduatorie e gli assegna un punto più del massimo per le «eccezionali doti morali» e il prestigio che ne consegue.
Finché approda a Catanzaro, per la Why Not di Luigi de Magistris.
Una mattina accende il pc, guarda i tabulati telefonici. E all’improvviso sbianca.
Ma non fa in tempo a stendere una relazione: revocato l’incarico, indagato e perquisito, sequestrato l’«archivio» con tutti i dati fin dal 1992. Attaccato da ogni parte politica. Sospeso dalla polizia. E altrove quattro magistrati perdono il posto. E allora cosa c’era in Why Not, cosa c’era in quei tabulati?
C’erano giudici a contatto con boss, magistrati amici degli indagati e dei loro avvocati. Ma c’era soprattutto un intreccio telefonico economico-politico-giudiziario che da Catanzaro saliva a Roma, incrociando i processi sulle scalate bancarie, la vicenda Umts, i crac Cirio e Parmalat e lo spionaggio Telecom, incuneandosi indietro nel tempo all’origine e al declino di Tangentopoli e a tante, troppe inchieste di cui si era occupato. E agli stessi nomi su cui indagava per via D’Amelio, quando se ne andò sbattendo la porta. E ora che per difendersi ha depositato in tribunale le sue scoperte, può finalmente raccontarlo: perché lasciò allora, perché è stato fermato adesso. Con nomi, date e luoghi. Perché questo lungo e complesso racconto non è la storia di un’inchiesta bloccata a Catanzaro. Questa è la storia della seconda Repubblica.

Locandina incontro a Palazzolo con Dott. Gioacchino Genchi:
http://1.bp.blogspot.com/__SNKhjtmVYI/TDHuxE0pufI/AAAAAAAAB7Y/IuUBUjPRfLE/s1600/locandina+il+caso+genchi+finita.jpg

« Ultima modifica: 21:41:34 pm, 11 Luglio 2010 da negi »

Offline negi

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Re:Incontro a Palazzolo con Dott.Gioacchino Genchi - Sabato 24 Luglio
« Risposta #1 il: 16:10:11 pm, 11 Luglio 2010 »
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  • Gioacchino Genchi sull'omicidio di Paolo Borsellino (commovente!)

    enrico tomasi

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    Re:Incontro a Palazzolo con Dott.Gioacchino Genchi - Sabato 24 Luglio
    « Risposta #2 il: 16:30:22 pm, 11 Luglio 2010 »
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  • Spero di esserci nello, grazie per l'interessantissima iniziativa.

    Offline negi

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    Re:Incontro a Palazzolo con Dott.Gioacchino Genchi - Sabato 24 Luglio
    « Risposta #3 il: 15:10:48 pm, 12 Luglio 2010 »
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  • Spero di esserci nello, grazie per l'interessantissima iniziativa.

    Caro Enrico, ti ringrazio per le lodi che tessi alle NOSTRE iniziative, dico nostre, perchè a Palazzolo ci sono dei giovani che hanno scelto di seguire altri miti, da quelli proposti giornalmente dai nostri media, soprattutto la TV...... ai vari Corona, Belen, letterine, calciatori, al capo dei capi, ai Mangano...contrappongono altri miti e buoni maestri : Borsellino, Falcone, G.Fava, Saviano, Genchi, etc. ed altri valori: libertà, giustizia, legalità..... per cui nello è uno dei tanti, ci sono gabriella, armando, nicola, seby, stefano, salvatore, paolo, simona, angelica, aurora e altri ancora...ecco, loro sono giovani, io non lo sono più da tanti anni, ma mi piace stare con loro, progettare iniziative che siano consone al risveglio delle tante coscienze sopite e narcotizzate....  e sono loro, i giovani, la speranza per un futuro migliore, dove servitori dello stato come Gioacchino Genchi, intellettuali come Saviano, e tanti altri, come loro, nelle varie professioni: magistrati, giornalisti, forze dell'ordine, preti di frontiera, insegnanti etc. abbiano riconosciuti i meriti del loro incessante impegno per una società migliore...ciao, e grazie a te e tutti coloro che plaudono e partecipano alle nostre iniziative, a nome di tutti noi.......
    « Ultima modifica: 18:43:58 pm, 12 Luglio 2010 da negi »

    Offline negi

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    Re:Incontro a Palazzolo con Dott.Gioacchino Genchi - Sabato 24 Luglio
    « Risposta #4 il: 14:45:44 pm, 18 Luglio 2010 »
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  • Domani saranno 18 anni dalla strage di via d'Amelio, noi proviamo a dare qualche risposta in merito con la presenza del dott. Gioacchino Genchi sabato prossimo, queste che seguono sono parole di Paolo Borsellino, che ancora oggi vengono dai partiti... Peccato, se si fosse riflettuto su questi concetti, oggi vivremmo in un Italia migliore.......

    "C'è un equivoco di fondo. Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla magistratura, è un uomo onesto. No! La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Le istituzioni hanno il dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali". Paolo Borsellino


    Offline negi

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    Re:Incontro a Palazzolo con Dott.Gioacchino Genchi - Sabato 24 Luglio
    « Risposta #5 il: 16:24:16 pm, 22 Luglio 2010 »
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  • Via D'Amelio: 18 anni dopo.... ci vediamo sabato alle ore 18:30 presso la sala verde del comune di Palazzolo, per l'atteso incontro con il Dott. Gioacchino Genchi..ciao

    Paolo Borsellino
    (...) ...... La mafia (Cosa Nostra) è un'organizzazione criminale, unitaria e
    verticisticamente strutturata, che si distingue da ogni altra per la sua
    caratteristica di «territorialità». Essa è divisa in famiglie, collegate tra
    loro per la dipendenza da una direzione comune (Cupola), che tendono a
    esercitare sul territorio la stessa sovranità che su esso esercita, o deve
    esercitare, legittimamente, lo Stato. Ciò comporta che Cosa Nostra tende ad
    appropriarsi di tutte le ricchezze che si producono o affluiscono sul
    territorio, principalmente con l'imposizione di tangenti (paragonabili alle
    esazioni fiscali dello Stato) e con l'accaparramento degli appalti pubblici,
    fornendo al contempo una serie di servizi apparenti rassemblabili a quelli
    di giustizia, ordine pubblico, lavoro, che dovrebbero essere gestiti
    esclusivamente dallo Stato. E' naturalmente una fornitura apparente perché a
    somma algebrica zero, nel senso che ogni esigenza di giustizia è soddisfatta
    dalla mafia mediante una corrispondente ingiustizia. Nel senso che la tutela
    dalle altre forme di criminalità (storicamente soprattutto dal terrorismo) è
    fornita attraverso l'imposizione di altra e più grave forma di criminalità.
    Nel senso che il lavoro è assicurato a taluni (pochi) togliendolo ad altri
    (molti). La produzione e il commercio della droga, che pure hanno fornito
    Cosa Nostra di mezzi economici prima impensabili, sono accidenti di questo
    sistema criminale e non necessari alla sua perpetuazione. Il conflitto
    irreversibile con lo Stato, cui Cosa Nostra è in sostanziale concorrenza
    (hanno lo stesso territorio e si attribuiscono le stesse funzioni) è risolto
    condizionando lo Stato dall'interno, cioè con infiltrazioni negli organi
    pubblici che tendono a condizionare la volontà di questi perché venga
    indirizzata verso il soddisfacimento degli interessi mafiosi e non di quelli
    di tutta la comunità sociale. Alle altre organizzazioni criminali di tipo
    mafioso (camorra, 'ndrangheta, sacra corona unita) difetta la caratteristica
    della unitarietà ed esclusività. Sono organizzazioni criminali che agiscono
    con le stesse caratteristiche di sopraffazione e violenza di Cosa Nostra, ma
    non ne hanno l'organizzazione verticistica e unitaria. Usufruiscono inoltre
    in forma minore del «consenso» di cui Cosa Nostra si avvale per accreditarsi
    come istituzione alternativa allo Stato, che tuttavia con gli organi di
    questo viene a confondersi. (...)

    [questo che avete letto è  estratto da una lettera che la mattina
    del 19 luglio 1992 Borsellino aveva iniziato a scrivere in risposta ad una
    professoressa di Padova che tre mesi prima lo aveva invitato ad una conferenza con i suoi studenti......

     

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