Autore: SC Topic: Il prof. Giusto Monaco che volle il Festival a Palazzolo  (Letto 1932 volte)

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Molte volte in occasione del festival dei giovani si sente il nome di Giusto Monaco che letteralmente impose lo svolgimento a Palazzolo del festival dei teatro classico dei giovani ma chi era costui?
talvolta nella nostra terra c'è la tendenza a dimenticare chi si è impegnato con caparbia volontà a dare lustro e a far vivere la cultura invece che farla impolverare in stantie librerie.

ho cercato una biografia ho trovato questa che mi sembra buona:

Citazione
Ricordo di Giusto Monaco
Il pensiero vivo della cultura classica


L'urlo delle Baccanti si leva fra il Teatro greco di Segesta e il cielo in cui è sospeso, nella grandiosa valle sottostante. Spaesato un ragazzo sente come lui, e gli altri accanto a lui su quei gradini, siano, in realtà, esseri divini. Non sa però come sia ancora possibile, nella Sicilia dell'emigrazione di massa del secondo millennio, partecipare ad un simile spettacolo.

«Fra le mie grandi fortune, – ha detto Francesco Cossiga – vi è stata quella di avere il giovane Giusto Monaco come professore di greco e latino al Liceo di Sassari». Sarà un caso, quello di avere in classe i futuri capi di Stato, ma Monaco arrivava a Sassari dal Liceo di Livorno, dove aveva avuto fra i suoi studenti Carlo Azeglio Ciampi, il quale lo ricorderà, nel 2006, durante la sua visita in Sicilia: «Siracusa mi è cara, anzitutto per il vivido ricordo dell'amicizia che mi legò a Giusto Monaco, che tanto ha fatto per la rinascita del Teatro Classico... Non ho dimenticato gli Idilli di Teocrito; e ho riletto, prima di questa visita, quello dedicato a Le Siracusane, ammirando ancora l'arguzia che immagino le siracusane d'oggi abbiano ereditato dalle loro antenate di due millenni fa»).

Monaco nasce a Siracusa nel 1915 mentre è in pieno svolgimento la mattanza della Prima Guerra Mondiale. Il padre è funzionario del ministero delle Finanze e viene trasferito periodicamente – come era consuetudine per i funzionari addetti a compiti delicati come la raccolta delle tasse. Giusto frequenta così il ginnasio a Trapani e il Liceo a Palermo, al Garibaldi, dove tornerà ad insegnare nel 1947. Allora, infatti, i futuri accademici delle lettere – anche se Normalisti, come Monaco o l'altro siciliano Giovanni Gentile – iniziavano tutti la loro carriera insegnando al ginnasio.
Dal '33 al '37 Monaco frequenta la classe di Lettere della Scuola Normale di Pisa dove si laurea con una tesi su Settimo Severio. Fra i docenti ci sono Bianchi Bandinelli, lo stesso Gentile, Momigliano e Giorgio Pasquali che, da soli, oggi farebbero le fortune di un'intera università italiana. E che realizzavano in pratica quello che in cui credevano loro e i loro maestri da un paio di millenni: Il primato della cultura classica.
A Pisa Giusto impara anche che il pensiero vive nel ridonarsi alla società che lo nutre. Ne farà l'ispirazione di tutte le sue future attività.
Inizia l'insegnamento al Liceo Galilei di Firenze e dopo averlo continuato a Livorno e Sassari, concluso il secondo massacro mondiale, ritorna a Palermo dove prende servizio al Liceo Garibaldi. Vi insegnerà a tempo pieno fino al 1962 accompagnando alle lezioni, per cui sarà ricordato a lungo, anche l'organizzazione delle prime gite scolastiche, di seminari e perfino di pomeriggi musicali.

Allora, come oggi, l’insegnamento non dat panem; e Palermo è una città con un'economia modesta. Allora Monaco inizia a scrivere una lunga serie di formidabili testi scolastici di letteratura greca e latina. Vi coinvolge un piccolo editore di Palermo – Giovan Battista Palumbo – che con le decine di libri scritti da Monaco e coautori (e con l'altro di Giuseppe Petronio sulla letteratura italiana) farà le sue fortune: da 40 anni testi come La produzione letteraria nell'antica Roma e Lingua latina fanno compagnia agli studenti di moltissimi Licei italiani.
A Palermo, Monaco segue naturalmente gli sviluppi della vita universitaria locale e nel 1955 ottiene la "libera docenza" in grammatica greca e latina che inizia ad insegnare alla neonata facoltà di Magistero.
Per libera docenza si intende il sistema di cooptazione nei ranghi accademici in vigore fino al 1970: i laureati superavano un esame di abilitazione per titoli scientifici e prova didattica conseguendo un'abilitazione a svolgere corsi liberi presso le università per cinque anni dando così il tempo al libero docente di fare un concorso e diventare professore di ruolo.
Monaco inizia ad insegnare con l'entusiasmo che ne contraddistinguerà l'intera vita, professionale e al di fuori del lavoro. «Era un docente eccezionale. Era coltissimo – mi dice uno dei suoi migliori allievi, Gianfranco Nuzzo – ma usava uno stile semplice e accessibile che era arricchito da un'allegria naturale, per cui ogni lezione era regolarmente condita di battute e di arguzie, quelle stesse che duemila anni prima avevano costellato le orazioni ciceroniane e sulle quali avrebbe scritto pagine magistrali nel saggio dedicato al De ridiculis». Nel 1968 vince quindi il concorso per la cattedra di Latino e si trasferisce nella più prestigiosa facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo dove insegnerà letteratura latina e poi, dal 1977 al 1986, filologia classica: il sancta sanctorum dei classicisti.
Dal 1947 Monaco sviluppa un interesse centrale per il teatro (antico, ma anche moderno) che sarà una costante nel suo insegnamento universitario e nella sua attività di ricerca e interpretazione. Nel 1973 viene quindi nominato commissario dell'INDA, l'Istituto nazionale del dramma antico fondato come istituto nazionale da Mussolini nel 1925, che Monaco salva dalla chiusura convincendo i politici della validità culturale delle sue attività e della sua utilità socioeconomica. Oggi, ad esempio, Andrea Granelli parla giustamente di giacimenti culturali come risorse attrattive dei territori. E basta guardare al pubblico delle rappresentazioni classiche delle estati siciliane per trovarvi persone di tutto il mondo; che evidentemente, venendo in Sicilia, vi spendono denaro e soprattutto la arricchiscono con la loro presenza ridonando all'isola il senso dell'ospitalità e dell'incontro fra le genti, che ne è storicamente il migliore tratto distintivo.

L'INDA mette in scena le tragedie greche e le opere drammaturgiche romane alternandone la rappresentazione fra il teatro di Siracusa e quello di Segesta. Monaco ne sarà il dominus fino alla fine degli anni '80 e ancora sul letto di morte nel 1994 registrerà un messaggio rivolto ai politici in cui chiede la salvezza dell'Istituto.

Oltre che eccellente organizzatore, è un formidabile fund raiser. Ogni anno c'è il rischio di non poter organizzare le rappresentazioni, ma lui riesce a trovare le risorse tanto presso gli enti locali, prima fra tutte la ricchissima Regione Sicilia, che dal governo. Capisce che bisogna formare gli attori e fonda quindi a Siracusa la Scuola di Teatro Classico, riaperta e intitolata alla sua memoria nel 2002.
«Compito dei microfoni – scrive nel 1990, di fatto spiegando le origini dell'uso del sonoro nella pubblicità televisiva – non è di amplificare e basta, cioè di aumentare il volume delle voci, e dei suoni in generale... Si tratta di ottenere tutta una serie di suggestioni comunicative».

«La storia della filosofia – ha scritto il grande grecista Carlo Diano – non può più essere fatta come la storia della pura e nuda filosofia. Chi dal V secolo d’Atene tolga, a mo’ d’esempio, un Eschilo, un Pericle, un Euripide, un Fidia, fa come chi da un libro tolga tutti i termini concreti per lasciarvi solo gli astratti».

Riportando, letteralmente, in vita l’opera di Euripide e di tutti i grandi drammaturgi creci, l’opera dell’INDA di Monaco è servita e serve a mostrare il cuore del pensiero greco in concreto. Un’opera che è di straordinaria attualità e di utilità, direi, ecologica in questo nostro mondo irretito dall’incantesimo della scienza e della sua figlia degenere, la tecnologia.La conoscenza del mondo, prima che con la logica dei filosofi, procede attraverso l'arte nella sua dimensione più estesa di arte della vita: pratica e poetica; esistenziale e spirituale. E quindi – in greco – non techne ma areté; cioè eccellenza. La stessa areté di Omero e dei Sofisti, uno dei quali – il grande Gorgia – di Monaco era praticamente concittadino.

Sono passati 13 anni dalla sua scomparsa, eppure se cercate "Giusto Monaco" su Google non troverete una voce biografica nemmeno su Wikipedia. Né la troverete andando sul bel sito dell'INDA (www.indafondazione.org) che pure il professor Monaco trasformò in una delle poche realtà culturali organizzate della Sicilia capaci di suscitare interesse e apprezzamento non solo in Italia, ma a livello internazionale.
Vivificare il pensiero è l'esito più difficile del lavoro intellettuale; e certo è compito oggi del tutto desueto. Monaco fa parte di un'intera genia di intellettuali italiani del dopoguerra che si dedicarano costantemente a coinvolgere i loro concittadini – in larga parte analfabeti: in Sicilia, nel 2007 l’analfabetismo colpisce ancora l’8% della popolazione – nel loro lavoro. E trovò nelle rappresentazioni teatrali un modo avvincente di farlo.
A Trapani si terranno presto, organizzati da alcuni allievi di Monaco, quei Giochi raccontati dal V libro dell'Eneide in cui Enea celebra sulla tomba del padre Anchise ad Erice la gioia dell'arrivo nella promessa terra d'Italia; e che Monaco commentò con amore già nel 1957. La biblioteca personale di Giusto Monaco, fatta di migliaia di volumi riguardanti prevalentemente il mondo antico, è a disposizione degli studiosi presso il Dipartimento di studi greci e latini dell'Università di Palermo. L'Istituto nazionale del dramma antico organizza ormai ogni anno le rappresentazioni, greche e romane; e trovare un biglietto per una delle rappresentazioni annue in Sicilia può richiedere alcuni mesi di anticipo; inoltre, la stessa INDA pubblica la splendida rivista “Dioniso” .
Però, se oggi in Italia cerchiate un interprete del pensiero classico di alto profilo che abbia anche un rilevante ruolo sociale, troverete probabilmente i nomi di Canfora, Settis e Cacciari, che di Diano è forse il più grande allievo. Gli altri, come i loro colleghi scienziati, sono ormai persi nei loro specialismi necessari alle piccole carriere accademiche. E in questa irrilevanza sociale, prima ancora che nel degrado morale, sta forse il più grande fallimento dell'università italiana e del suo formidabile programma, sul quale l’Italia è stata costruita , che ritrovate pure sul sito web dello stesso Liceo Garibaldi di Palermo: il primato della cultura classica.

Riscoprire l'opera di quelli come Giusto Monaco servirà ai giovani che dovranno guidare questo Paese fuori dai guai in cui si è cacciato.

Mario Pagliaro coordina a Palermo le attività di un gruppo di ricerca del CNR e quelle dell’Institute for Scientific Ethics and Methodology, (www.i-sem.net).
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tratto da
« Ultima modifica: 01:13:06 am, 04 Giugno 2009 da SC »
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